Gli illiberali (in nero) dell’Europa
Il Political Capital Institute, think tank anglo-svizzero che se ne occupa dal 2009, ha appena redatto un rapporto dal titolo romanzesco e accattivante, “The Russian Connection”. Anton Shekhovtsov, european fellow del Radicalism and new media research group all’Università di Northampton, considerato il massimo esperto del tema, parla di “matrimonio di convenienza tra Cremlino e l’estrema destra europea”. L’Economist ha titolato sugli “amici in nero di Putin”. Bloomberg si domanda “perché l’estrema destra europea si trova bene con la Russia”.
15 AGO 20

Il Political Capital Institute, think tank anglo-svizzero che se ne occupa dal 2009, ha appena redatto un rapporto dal titolo romanzesco e accattivante, “The Russian Connection”. Anton Shekhovtsov, european fellow del Radicalism and new media research group all’Università di Northampton, considerato il massimo esperto del tema, parla di “matrimonio di convenienza tra Cremlino e l’estrema destra europea”. L’Economist ha titolato sugli “amici in nero di Putin”. Bloomberg si domanda “perché l’estrema destra europea si trova bene con la Russia”. Lo scenario insomma è questo: se davvero tornasse la Guerra fredda, potrebbero stavolta essere gli euroscettici e gli eurofobi di destra a ricoprire il ruolo di “quinta colonna” che fu dei comunisti. Già dal 2005, abbiamo appreso da un wikileak dell’ambasciata americana a Sofia, c’erano intensi contatti tra l’ambasciata russa e il partito nazionalista Ataka, e anche il sospetto che vi si accompagnassero aiuti finanziari. Posizioni anti euro a parte, Ataka è favorevole alla costruzione di un gasdotto tra Russia e Bulgaria e ha anche chiesto l’ingresso nell’Ue della Russia, piuttosto che della Turchia. Nel caso dell’ungherese Jobbik, trucemente antisemita, la convergenza è dettata anche da un sentimento anti Kiev: “L’Ucraina è uno stato artificiale, la Crimea è russa, la Transcarpazia è ungherese”. I leader del Jobbik sono vicini a Mosca “guardiana dell’eredità europea” e hanno chiesto che l’Ungheria venga ammessa all’Unione euro-asiatica propugnata da Putin. Pur avendo chiaramente parecchi soldi, dal 2003 al 2010 il Jobbik non ha mai presentato un bilancio e l’accusa avanzata in commissione nazionale Sicurezza è che riceve fondi russi e iraniani. Anche Alba dorata gode di finanze piuttosto misteriose (flussi di rubli via Cipro) e pure il British National Party, per il cui leader Nick Griffin “le elezioni in Russia sono più corrette che nel Regno Unito” è finito tra i sospettati.
[**Video_box_2**]Ovviamente non si possono ridurre gli atteggiamenti di simpatia per la Russia putiniana alle sole pulsioni (inconfessabili) della destra nazionalista. C’è stata e c’è anche una destra perfettamente europeista che ha sempre creduto nella possibilità di celebrare un’unione di lungo respiro con la Russia, e l’intesa tra Mosca e la Nato siglata a Pratica di Mare nel 2002 e fortemente propiziata da Silvio Berlusconi ne è forse il punto più alto. Ma è anche vero che oggi molte pedine sulla scacchiera sono cambiate. Giudicati “troppo estremisti”, Ataka, Jobbik, Alba dorata e Bnp sono stati esclusi dall’alleanza per le prossime europee che Marine Le Pen ha stretto con l’olandese Wilders, l’Fpö austriaca e la Lega nord. Ma queste divergenze non riguardano la simpatia per Mosca. Anche Le Pen preferirebbe un’Europa con la Russia piuttosto che con la Turchia, per Salvini la Russia “rappresenta il futuro” e anche Wilders ha definito l’Ue “in parte responsabile” di quel che è avvenuto in Ucraina. La tv ProRussia, il cui direttore Gilles Arnaud è un ex consigliere regionale del Fn e in cui lavora come giornalista l’ex leader dei giovani del Fn Alexandre Ayroulet, è considerata da Political Capital Institute un esempio dei “mezzi attivi” attraverso i quali Putin farebbe avere il suo appoggio indiretto ai movimenti inserendoli in un network. E in effetti quasi tutti i movimenti nazionalisti presenti alle prossime europee hanno inviato osservatori al referendum in Crimea. E si ritroveranno a ottobre al Forum nazionale russo che si terrà a San Pietroburgo su iniziativa di Rodina, partito del vice primo ministro per l’Industria della difesa Dmitry Rogozin.